Il Positivismo ha trasformato la pedagogia in una 'scienza dell'educazione', cercando di applicare il metodo sperimentale e l'osservazione oggettiva ai processi di apprendimento. In Italia, questo movimento ha avuto un ruolo cruciale nel periodo post-unitario, con figure come Roberto Ardigò e Aristide Gabelli. L'obiettivo era formare cittadini moderni, capaci di pensare con la propria testa e di contribuire al progresso della nazione attraverso un'istruzione basata sui fatti e sull'esperienza.
Traguardi per lo Sviluppo delle CompetenzeIndicazioni Nazionali: Padroneggiare il pensiero pedagogico di J.J. RousseauIndicazioni Nazionali: Leggere e analizzare estratti dell'Emilio
I gruppi analizzano i programmi per la scuola elementare del 1888 scritti da Gabelli. Devono identificare quali attività venivano proposte per 'formare lo strumento testa' e confrontarle con le attività della scuola di oggi.
Uno studente interpreta un maestro positivista che deve spiegare un fenomeno naturale (es. la pioggia) usando solo l'osservazione di oggetti reali in classe, evitando spiegazioni astratte o religiose, seguendo i principi di Ardigò.
Si simula un dibattito parlamentare dell'epoca: i sostenitori della pedagogia positivista (scienza, fatti, laicità) contro i sostenitori dell'educazione classica e religiosa. Gli studenti devono usare argomenti storici per difendere le due posizioni.
Perché Rousseau è considerato il padre della pedagogia contemporanea?
La pedagogia positivista voleva solo trasformare i bambini in macchine o operai.
Sebbene fosse attenta all'utilità sociale, il fine di Gabelli era 'formare teste', cioè persone capaci di giudizio critico basato sull'evidenza. L'analisi dei suoi scritti mostra un forte impegno civile per la libertà di pensiero.
Ardigò pensava che l'educazione fosse solo accumulo di dati scientifici.
Per Ardigò l'educazione è formazione di abitudini. Attraverso l'esercizio e l'esempio, il bambino interiorizza modi di agire e pensare. Le attività pratiche aiutano a capire come l'abitudine diventi, per i positivisti, la base della moralità laica.