Immagina di ricevere indietro un compito con scritto solo "6" accanto al titolo. Sai che qualcosa non ha funzionato, ma non sai cosa correggere, né come farlo. Ora immagina di ricevere invece: "Hai costruito una tesi solida nella prima parte, ma nella seconda ti mancano i dati a sostegno: aggiungi almeno un esempio concreto e la struttura regge." Quale dei due ti aiuta davvero a imparare?
Questa è la differenza che sta al cuore della valutazione formativa: non un numero che giudica, ma un'informazione che orienta. E oggi, grazie agli strumenti di intelligenza artificiale, è possibile offrire quel tipo di feedback a ogni studente, in ogni fase del processo, senza triplicare il carico di lavoro del docente.
Che cos'è la valutazione formativa secondo le Indicazioni Nazionali
La valutazione formativa, o valutazione per l'apprendimento come la chiamano Paul Black e Dylan Wiliam del King's College di Londra nella loro ricerca seminale del 1998, è il processo attraverso cui docente e studente raccolgono prove del livello di comprensione raggiunto e le usano per decidere i passi successivi. Non è una fotografia del profitto: è la mappa che guida il percorso.
In Italia, il quadro normativo ha recepito questa impostazione in modo progressivo. Le Indicazioni Nazionali per il curricolo del 2012 (MIUR) distinguono già tra valutazione degli apprendimenti e valutazione formativa come leve distinte della progettazione didattica. Il D. Lgs. 62/2017 ha riformato la valutazione nella scuola del primo ciclo, rafforzando la dimensione processuale. Il salto più visibile è arrivato con il D. M. 172/2020, che ha abolito i voti numerici nella scuola primaria sostituendoli con giudizi descrittivi articolati su quattro livelli: in via di prima acquisizione, base, intermedio, avanzato.
La docimologia moderna, la disciplina che studia scientificamente la valutazione, distingue tre funzioni: diagnostica (dove siamo), formativa (dove andiamo) e sommativa (dove siamo arrivati). Solo quando tutte e tre sono presenti nel ciclo didattico si può parlare di valutazione integrata.
L'aspetto cruciale è che la valutazione formativa non misura: regola. Regola l'insegnamento perché dice al docente quali concetti non sono stati capiti. Regola l'apprendimento perché dice allo studente dove concentrare lo sforzo. Royce Sadler, ricercatore all'Università del Queensland, ha chiarito nel 1989 un principio ancora attualissimo: perché il feedback sia efficace, lo studente deve capire qual è lo standard atteso, dove si trova rispetto a quel standard, e quali azioni concrete può intraprendere per ridurre la distanza. Senza questi tre elementi, il feedback rimane decorativo.
Valutazione formativa vs sommativa: oltre la dicotomia
L'errore più comune è trattare le due modalità come alternative in competizione. La valutazione sommativa serve a certificare: l'interrogazione di fine unità, la prova di ammissione, il voto quadrimestrale. Nessuno mette in discussione la sua necessità. La valutazione formativa, invece, lavora in itinere, durante il processo di apprendimento, mentre c'è ancora tempo per cambiare rotta.
John Hattie, nell'imponente sintesi di oltre 800 meta-analisi pubblicata con il nome Visible Learning (2009, Routledge), ha calcolato che il feedback formativo ha una dimensione dell'effetto (effect size) di d = 0,70, ben al di sopra della soglia di 0,40 che Hattie usa come linea di demarcazione tra interventi che "fanno la differenza" e interventi che non la fanno.
Black e Wiliam, nella loro revisione di 250 studi empirici, hanno mostrato che programmi di valutazione formativa strutturata producono guadagni di apprendimento equivalenti a 0,4-0,7 deviazioni standard, con risultati particolarmente pronunciati per gli studenti con difficoltà. Non sono numeri astratti: significano passare da un rendimento medio a uno decisamente sopra la media.
La confusione nasce quando la valutazione sommativa viene usata anche in funzione formativa, come accade spesso con i test a risposta multipla restituiti con solo il punteggio finale. In questo caso lo strumento è sommativo, ma il momento è formativo: un'occasione sprecata. La distinzione utile non è nello strumento, ma nell'intenzione e nell'uso che se ne fa.
— Dylan Wiliam, King's College London"Il problema non è la valutazione sommativa in sé. Il problema è quando le scuole usano solo quella, e credono di stare valutando."
9 strumenti pratici per il feedback e l'autovalutazione
Ecco nove strategie concrete, dal più semplice al più sofisticato, con indicazioni su come integrarle in routine didattiche sostenibili.
1. Ticket d'uscita Tre minuti alla fine della lezione: ogni studente scrive su un foglio (o risponde su un form digitale) la risposta a una domanda mirata — "Spiega con parole tue il concetto di fotosintesi" oppure "Quali passaggi dell'equazione ti sono ancora poco chiari?". Il docente legge le risposte prima della lezione successiva e aggiusta la rotta.
2. Semaforo dell'automonitoraggio Gli studenti segnalano il proprio livello di comprensione con verde (capito), giallo (incerto), rosso (non capito). Può essere fatto con cartellini fisici, alzata di mano o un click su un sondaggio digitale. Dà visibilità immediata allo stato della classe senza richiedere elaborazione scritta.
3. Rubriche di autovalutazione Una rubrica descrive i livelli di qualità di una prestazione in termini osservabili. Quando gli studenti la usano per valutare il proprio lavoro prima della consegna, il tasso di miglioramento sulla revisione finale aumenta significativamente. La rubrica trasparente è anche uno strumento di co-costruzione dei criteri con la classe.
4. Peer assessment strutturato La valutazione tra pari funziona solo se è guidata da criteri espliciti. Struttura il processo: primo, lo studente A descrive due punti di forza del lavoro di B; secondo, formula una domanda di approfondimento; terzo, suggerisce un'azione concreta di miglioramento.Questo protocollo, noto come "due stelle e un desiderio", è applicabile dalla terza classe primaria in poi.
5. Think-Pair-Share con riflessione metacognitiva Dopo la fase di condivisione in coppia, aggiungi un terzo momento: "Cosa hai imparato parlando con il tuo compagno che non avresti capito da solo?" Quella domanda attiva la metacognizione e produce dati formativi preziosi per il docente.
6. Sondaggi in tempo reale con strumenti digitali Strumenti come Mentimeter, Kahoot o Google Forms in modalità quiz permettono di raccogliere risposte dall'intera classe in meno di due minuti e visualizzare la distribuzione immediatamente. Il docente vede dove si concentra la confusione e può intervenire sul momento, non tre settimane dopo la correzione.
7. Mappe concettuali prima e dopo Chiedi agli studenti di costruire una mappa dei concetti che già conoscono sull'argomento all'inizio dell'unità. Alla fine, costruiscono la stessa mappa di nuovo. Il confronto tra le due versioni è uno dei migliori strumenti diagnostici disponibili: rende visibile la struttura dell'apprendimento, non solo il contenuto.
8. Diario di apprendimento Una o due frasi a fine settimana: "Cosa ho capito meglio questa settimana? Cosa mi ha messo in difficoltà?" Il diario non viene valutato: è uno spazio di elaborazione personale che il docente legge per orientare la settimana successiva.
9. Feedback personalizzato generato dall'AI Questo è il punto in cui l'intelligenza artificiale cambia le possibilità pratiche della valutazione formativa. Strumenti come ChatGPT, Claude o le funzioni AI integrate in piattaforme educative possono ricevere un elaborato di uno studente e generare un feedback strutturato in pochi secondi, seguendo criteri definiti dal docente.
Costruisci un prompt-template da riutilizzare: "Sei un tutor di scrittura per studenti di terza media. Leggi il seguente testo scritto da uno studente. Fornisci: (1) due punti di forza specifici con citazione dal testo, (2) un aspetto da migliorare con un suggerimento concreto, (3) una domanda che aiuti lo studente a riflettere sul proprio processo. Non assegnare un voto. Usa un tono incoraggiante ma diretto." Il docente incolla l'elaborato, riceve il feedback in 10 secondi, lo rivede e lo invia. Il tempo di correzione si dimezza; la qualità del ritorno informativo aumenta.
L'AI non sostituisce il giudizio professionale del docente. Produce una prima bozza di feedback che il docente verifica, personalizza e approva. Il valore sta nella scala: invece di rimandare indietro commenti solo ai lavori migliori o peggiori per mancanza di tempo, è possibile dare un ritorno a ogni studente, a ogni consegna.
Esempi pratici e rubriche per le competenze trasversali
Le competenze trasversali come "imparare a imparare", la collaborazione e il pensiero critico sono quelle su cui la valutazione sommativa fa più fatica. Non si prestano a un 7 o un 8. Le rubriche descrittive sono lo strumento più adatto.
Rubrica per "imparare a imparare" (scuola secondaria di primo grado)
| Indicatore | In via di prima acquisizione | Base | Intermedio | Avanzato |
|---|---|---|---|---|
| Pianificazione del lavoro | Inizia il compito senza organizzare i passi | Pianifica solo se guidato dal docente | Pianifica autonomamente i passi principali | Pianifica in anticipo, prevede le difficoltà e adatta il piano |
| Uso delle risorse | Usa solo il libro di testo, anche quando è insufficiente | Usa due fonti se suggerite | Cerca fonti in autonomia e le seleziona | Valuta la qualità delle fonti e le combina in modo critico |
| Riflessione sul proprio apprendimento | Non riesce a identificare cosa ha capito e cosa no | Identifica le difficoltà solo a posteriori | Monitora la comprensione durante il lavoro | Aggiusta la strategia in corso d'opera quando rileva un ostacolo |
Rubrica per la collaborazione (scuola secondaria di secondo grado)
| Indicatore | Base | Intermedio | Avanzato |
|---|---|---|---|
| Ascolto attivo | Aspetta il proprio turno senza ascoltare gli altri | Ascolta, ma risponde in modo non sempre pertinente | Riprende e sviluppa le idee altrui nella propria risposta |
| Contributo al gruppo | Partecipa solo se sollecitato | Contribuisce su richiesta con idee proprie | Prende iniziativa, propone soluzioni, distribuisce i compiti |
| Gestione del disaccordo | Evita il conflitto o lo subisce passivamente | Esprime disaccordo ma fatica ad argomentarlo | Argomenta il disaccordo con dati e propone una sintesi |
Queste rubriche funzionano meglio quando vengono condivise prima dell'attività, non distribuite solo al momento della valutazione. Lo studente che conosce i criteri in anticipo sa cosa fare per migliorare.
Comunicare il giudizio descrittivo alle famiglie
Il passaggio ai giudizi descrittivi nella scuola primaria, introdotto con il D. M. 172/2020, ha generato resistenza in molte famiglie. Il motivo è comprensibile: un numero sembra oggettivo, un paragrafo sembra soggettivo. Il problema non è il giudizio descrittivo; è che nessuno ha spiegato alle famiglie come leggerlo.
Alcune strategie funzionano bene.
Usa una struttura narrativa riconoscibile. Il giudizio descrittivo più efficace segue uno schema semplice: cosa sa fare lo studente (competenza acquisita), in quale contesto la dimostra (trasferibilità), su cosa sta ancora lavorando (prossimo passo). Questa struttura è leggibile anche da chi non ha un background pedagogico.
Evita il gergo tecnico nei documenti per le famiglie. "Lo studente ha raggiunto il livello intermedio nella competenza di autovalutazione" non comunica nulla a un genitore. "Riesce a individuare da solo gli errori nei propri compiti di matematica, ma ha ancora bisogno di supporto in italiano" comunica molto.
Organizza incontri brevi e mirati prima della consegna delle pagelle. Dieci minuti per famiglia, con un portfolio di tre o quattro lavori selezionati, mostrano la progressione nel tempo meglio di qualsiasi documento scritto. La famiglia vede il "prima" e il "dopo"; capisce cosa significa "in crescita".
"Il voto vi dice dove è arrivato vostro figlio. Il giudizio descrittivo vi dice come ci è arrivato e dove andrà dopo. Entrambi servono; ma solo uno vi dice cosa fare a casa per aiutarlo."
Forma i genitori, non solo gli studenti. Alcune scuole che hanno avuto più successo nella transizione ai giudizi descrittivi hanno organizzato un incontro di presentazione all'inizio dell'anno, dove i docenti mostrano esempi di giudizi anonimi e spiegano i quattro livelli. Quella sessione da quarantacinque minuti riduce le lamentele per l'intero anno scolastico.
Cosa cambia davvero con l'intelligenza artificiale nella valutazione formativa
Il nodo pratico della valutazione formativa è sempre stato lo stesso: richiede tempo. Un feedback di qualità su trenta compiti, più volte al quadrimestre, è un impegno enorme per un singolo docente con classi sovraffollate.
L'AI non risolve il problema strutturale del tempo-docente, ma cambia il rapporto sforzo/output per alcuni compiti specifici: generare bozze di feedback scritto, produrre domande calibrate su diversi livelli di comprensione, costruire varianti di rubrica per competenze diverse. Queste sono attività ad alta ripetitività e bassa specificità contestuale, dove i modelli linguistici sono già abbastanza affidabili da produrre materiale utile come punto di partenza.
La valutazione formativa, nel senso profondo del termine, rimane un atto professionale del docente: leggere lo studente, capire il momento, scegliere l'intervento giusto. L'AI può preparare il materiale; il giudizio resta umano.
La valutazione formativa non è una moda metodologica. È il modo in cui l'insegnamento diventa responsivo, cioè capace di rispondere a ciò che gli studenti effettivamente capiscono, non a ciò che si presume debbano capire. Ticket d'uscita, rubriche, peer assessment e, ora, feedback generati con l'intelligenza artificiale sono tutti strumenti al servizio di un unico obiettivo: rendere visibile il processo di apprendimento mentre ancora si può intervenire.
Inizia con uno strumento, non con tutti e nove. Scegli il ticket d'uscita per la prossima unità, leggi le risposte, aggiusta la lezione del giorno dopo. Quella sequenza, ripetuta nel tempo, è la valutazione formativa in azione.



